Ospedale Partigiano Franja: un segreto nascosto nel cuore della Slovenia

L’Ospedale Partigiano Franja (partizanska bolnica Franja, in sloveno) è uno degli ospedali segreti che i partigiani sloveni costruirono durante la Seconda Guerra Mondiale, nascosti tra le montagne, i burroni, e le foreste di difficile accesso del loro splendido paese.

Sarà che la parola “partigiano” mi fa sempre pensare a mio nonno, sarà la bellezza del luogo o la profonda ammirazione che provo per tutti gli eroi silenziosi e quasi dimenticati delle guerre, fatto sta che la questa meta, molto poco turistica, mi ha colpita profondamente.

Slovenia - Ospedale Partigiano Franja

L’Ospedale Partigiano Franja si trova a poco più di 50 km da Lubiana, ed è nascosto in una gola rocciosa. Costruito alla fine del 1943 dopo la capitolazione dell’Italia, con l’aiuto degli abitanti locali del vicino paese di Dolenji Novaki, diede asilo a quasi 600 malati gravi, sloveni, italiani, polacchi, francesi, austriaci e americani.

Quasi distrutto da un’alluvione del 2007, l’agglomerato di queste 14 baracche è stato interamente ricostruito praticamente identico a com’era stato durante la guerra.

Oggi è possibile raggiungerlo grazie ad un delizioso sentierino di circa 500 metri, che costeggia la sponda di un torrente; ma essendo un ospedale segreto, durante la guerra non esistevano stradine né sentieri comodi: l’ospedale si raggiungeva per lo più risalendo il letto del torrente, di notte, tipicamente con un uomo su una barella.

L’esistenza dell’Ospedale Partigiano Franja era noto ai tedeschi che però non sono mai riusciti a trovarlo, grazie alla estrema difficoltà di collegamento e alla “paranoia” dei suoi curatori, che addirittura bendavano anche i feriti durante l’impervio tragitto fino alle baracche!

Gran parte dell’approvvigionamento invece veniva calato dai partigiani dall’alto della gola, in modo da percorrere il meno possibile gli impervi sentieri e lasciare praticamente nessuna traccia.

Slovenia - Ospedale Partigiano Franja

Il punto di forza dell’ospedale era chiaramente la presenza del torrente, che forniva acqua fresca e pulita, usata anche per alimentare un generatore elettrico. Vari dottori si sono succeduti nella sua direzione, ma il nome gli venne dato già negli anni della guerra, ed è dedicato alla dottoressa Franja Bojc Bidovec, che lo condusse più a lungo di tutti.

Slovenia - Ospedale Partigiano Franja

Anche se la maggior parte degli arredi e le baracche stesse sono frutto di una ricostruzione e non completamente originali, tuttavia la ricostruzione è stata fatta con grande cura e gli arredi, gli utensili e addirittura la macchina per le radiografie sono comunque pezzi originali dell’epoca: c’è voluto un grande investimento sia dello stato che da donatori privati – anche l’Italia ha dato un grosso contributo alla ricostruzione.

Slovenia - Ospedale Partigiano Franja

Gran parte del fascino della visita la fanno i dettagliati pannelli informativi posizionati dentro ogni singola baracca e anche fuori, lungo il sentiero che porta all’ospedale: la cura particolare, la precisione delle descrizioni e le testimonianze riportate ovunque in inglese rendono la visita molto immersiva. E’ possibile inoltre entrare in tutte le baracche, anche arrampicarsi sulle anguste scalette che portano ai piani superiori (o inferiori). Purtroppo, invece, era chiuso l’accesso all’impervia salita che porta alle postazioni di vedetta situate in cima alla gola, sovrastanti l’ospedale, da cui era possibile avvistare il nemico ed eventualmente sparare. Provate a cercarle: sono quasi invisibili ad occhio nudo!

Slovenia - Ospedale Partigiano Franja

Un altro lato positivo (anche se è veramente un peccato) è che il luogo non è molto turistico, e di conseguenza non molto affollato. Purtroppo non è possibile affrontare il sentiero con passeggini o sedie a rotelle, ed è prudente abbandonare a casa tacchi e ciabattine: anche se la salita a ridosso della cascata non è particolarmente impegnativa, la passerella è bagnata e scivolosa.

L’ospedale non è aperto tutto l’anno: in inverno, è possibile visitarlo su prenotazione e solo con tempo clemente. Consultate l’onnisciente Google per trovare informazioni dettagliate al riguardo (ad esempio, qui).

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Silvia Blasi

Silvia è una consulente di Business Intelligence, vive a Roma ed ha passato tutte le estati della sua infanzia in campeggio. Nonostante sia laureata al DAMS, adesso lavora con i computer, ma il suo tempo libero è suddiviso tra libri, musica, scrittura e ovviamente viaggi. Oltre a scrivere per HappyLittleCaravan, si occupa di un blog, ha scritto articoli di musica per una testata online, e scrive recensioni di libri sul suo profilo Anobii. Sono sue anche (quasi) tutte le foto del sito.

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