Genesi del campeggiatore: perché così tante persone continuano a scegliere il campeggio?

 

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Quando si tratta di scegliere una vacanza, le persone di dividono sostanzialmente in 3 gruppi:
– I campeggiatori
– Gli alberghieri
– I casalinghi (Quelli che scelgono l’appartamento)

Tipicamente, i campeggiatori sono quelli che hanno provato almeno 2 o tutti e 3 gli stili di vacanza, mentre gli alberghieri e i casalinghi spesso hanno avuto una tremenda esperienza in campeggio da giovani e, forse a causa di un equipaggiamento inadeguato, non sono mai più riusciti a dimenticare e perdonare.

Per quello che riguarda me e tutte le persone che conoscono che non rinuncerebbero MAI al campeggio, si tratta di un’eredità delle vacanze da bambini, di quando i genitori non si potevano permettere i mesi estivi in albergo, ma potevano contare sull’economicità di una tenda, una roulotte o un bungalow in un campeggio.

Certo, quanto era facile per noi bimbi che non dovevamo occuparci di nulla, mentre i genitori si caricavano l’inverosimile su macchine modeste, a volte facendo due viaggi da 3 ore per riuscire a portare tutto!
Ci vuole del gran coraggio.
Ma una volta sistemato il frigo, fatta la mega spesa, riempiti i barattoli da campeggio di sale e zucchero ed olio, frullati i vestiti nelle borse e montata la cucina, la vita diventava più facile anche per i “grandi”, visto che i bambini sparivano immediatamente, dispersi come foglie al vento, e non si rivedevano finché non venivano fatalmente attratti di nuovo al campo base dai crampi della fame.

L’organizzazione di tipo militare che vige nel campo base di una famiglia con pargoli in campeggio spesso impressiona per la sua efficienza: bambini piccoli che apparecchiano la tavola, bambini grandi che lavano i piatti se vogliono tornare liberi, e tutti (grandi e piccoli) muti fino alle ore 16, a dormire o a fare i compiti o a leggere i fumetti, basta non fare rumore che “gli altri dormono!”.

Da queste esperienze i bambini imparano tantissimo; sono molto più indipendenti che in un albergo o in un appartamento; imparano a gestirsi gli amichetti, gli appuntamenti, i giochi, senza avere sempre il genitore col fiato sul collo; imparano dalle proprie figuracce, dai litigi, dalle sgridate dei genitori altrui, ma se cadono e si sbucciano il ginocchio, una corsa da mamma e si risolve subito tutto.

Credo che questi primi esperimenti di libertà rimangano impressi per sempre nei cuori (nel bene e nel male), e una volta cresciuti, i bambini saranno ragazzi che, senza una lira, si potranno permettere di fare le vacanze con gli amici in tenda, forti della loro esperienza campeggistica infantile.

Ci sono invece molti bambini che vengono “trascinati” in giro per il proprio paese (o addirittura per il continente) magari in camper, e una volta dimenticati lo stress dei lunghi viaggi e i ricordi delle disavventure, in loro rimarrà probabilmente quel sapore dell’esplorazione e l’amore per l’avventura inculcata loro in anni ed anni di viaggi, fantastici e non.

Si ma, obietteranno gli alberghieri, una volta cresciuti, e non avendo più tanti problemi di soldi, perché pagare la stessa somma per una piazzola in campeggio piuttosto che per una stanza in un B&B?
Perché affrontare estenuanti viaggi in macchine stipate di bagagli e attrezzi non meglio identificati, invece di voli aerei con un paio di borse di vestiti?
Ne vale davvero la pena? E poi per cosa, per condividere bagni probabilmente sporchi e fare la fila per la doccia con degli sconosciuti?

Piccolo Campeggiatore

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Si, ne vale la pena, sempre.
Al campeggiatore, l’idea di avere a disposizione solo una stanza d’albergo (per quanto grande e lussuosa) mette la claustrofobia al solo pensiero.
Alzarsi la mattina e doversi preparare di tutto punto prima di scendere a fare colazione entro e non oltre un certo orario, invece di uscire in pigiama dalla propria tenda e prepararsi il caffè sul fornelletto con i propri tempi, non è un’idea allettante.
Come non è allettante pensare di rimanere in pigrizia una giornata intera, in cui non ci va magari di visitare i dintorni o di andare al mare, chiusi dentro la propria stanza.

Quanto è bello invece ficcarsi il costume e una orrenda maglietta e rimanere stravaccati vicino alla propria roulotte a fissare le cime delle montagne, o nella spiaggia vicina, o nella piscina del campeggio?

Silvia Blasi

Silvia è una consulente di Business Intelligence, vive a Roma ed ha passato tutte le estati della sua infanzia in campeggio. Nonostante sia laureata al DAMS, adesso lavora con i computer, ma il suo tempo libero è suddiviso tra libri, musica, scrittura e ovviamente viaggi. Oltre a scrivere per HappyLittleCaravan, si occupa di un blog, ha scritto articoli di musica per una testata online, e scrive recensioni di libri sul suo profilo Anobii. Sono sue anche (quasi) tutte le foto del sito.

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