Camping Horror Stories: Il campeggio sfigato e la vacanza in infermeria

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Il campeggio è bello, le vacanze al mare sono fighe, la Sardegna è stupenda e i viaggi con gli amici sono il top, ma se la tua vacanza è destinata a diventare un CAMPEGGIO SFIGATO c’è ben poco da fare, oltre a sorridere, fare spallucce e … correre ripetutamente dalla guardia medica.

Ripensandoci adesso sembra impossibile che in sole 2 settimane siamo riusciti a collezionare 3 “incidentini”, di cui ben 2 ci hanno costretto a ricorrere appunto alla guardia medica, per non menzionare le ripetute visite in farmacia!

Ma andrò con ordine partendo dall’inizio: correva l’estate del 2011, e io e Daniele preparavamo la macchina (eravamo ancora tenda-muniti, Martha occupava ancora solo i nostri sogni più belli), e mentre la caricavamo mi ricordo distintamente di aver detto qualcosa del tipo: “Forse è il caso di legare gli ami delle canne da pesca a un sughero invece di lasciarli liberi di vagare tra i bagagli”. Credo che Daniele abbia annuito sorridendo, come si fa con i vecchi rincoglioniti. La nostra storia era agli inizi e io non volevo essere la fidanzata rompipalle, quindi, come si dice a Roma, abbozzai (cioè feci finta di niente).

Il giorno dopo, l’allegra compagnia (5 persone se non ricordo male) approdò, dopo la traversata Civitavecchia-Olbia e un altro paio di ore di macchina, al campeggio di Cala Gonone. Sono sicura che abbiate già intuito più o meno dove andrà a parare questo primo incidentino, ma lasciatevelo raccontare lo stesso.

Primo incidentino: il “Te l’avevo detto”

Montate le tende, cominciamo a scaricare completamente le macchine. Daniele si tuffa quindi nel portabagagli, e ne esce con un mesto “…ahia”, e con un amo, ancora attaccato alla canna da pesca, infilato nel pollice. Di punta. Ora, non so se avete presente com’è fatto un amo: alla fine dell’estremità ricurva, c’è un piccolo arpione che gli impedisce di sfilarsi una volta agganciato. Glielo impedisce molto bene.

Con pinzette, un coltellino svizzero, un bisturi e un accendino che manco McGyver, alla fine uno dei nostri amici riesce a liberare Daniele. Fine del primo incidentino, tutto sommato risoltosi solo un po’ di dolore e parecchie prese in giro (che durano ancora adesso, dopo appena 6 anni). Ovviamente questo era solo un piccolo episodio che non aveva minato affatto il nostro spirito: ancora non potevamo sapere che era solo l’inizio dell’avventura del CAMPEGGIO SFIGATO.

Secondo incidentino: il “BelColoreNonHa”

Primo giorno di mare: Daniele, appassionato di montagna, non è un grande esperto di mare, anzi: essendo di carnagione molto chiara (e quando dico molto chiara, intendo che esistono alcune sue foto, in costume in riva ad un lago, con delle nuvole nel cielo che sono più scure di lui), solo da poco tempo ha cominciato ad apprezzare le meraviglie dello snorkeling. Dopo averlo incremato con un mezzo litro di protezione solare 50+, con fare un po’ bambinesco gli raccomando di non tocchicciare niente in acqua: nessun pesciolino, nessun anemone, attento ai pomodori di mare e agli scogli.

Ho capito ho capito, ciao“: le ultime parole famose.

Quando esce dall’acqua, ha un graffio sul palmo della mano che gli “pizzica un pochino”. In effetti è solo un graffietto che si è fatto appoggiandosi su uno scoglio. Ovviamente non c’era mica bisogno di disinfettare, i veri uomini non usano l’acqua ossigenata! Chi poteva immaginare come sarebbe andata a finire…

Il giorno dopo, il palmo della mano attorno al graffietto diventa rosso; senza gonfiore e senza dolore, ancora nessuno se ne preoccupa. La sera dello stesso giorno, però, il rossore si diffonde fino al polso , seguendo la linea della vena principale. Il giorno seguente, l’estensione della linea rossa fino alla metà dell’avambraccio convince Daniele a recarsi in farmacia. Il commesso della farmacia lo guarda, lo gira, lo preme, e col suo lievemente marcato accento sardo sentenzia: “Bbel colorre nnonn ha“. Ma siccome ancora non c’è né gonfiore né dolore, gli propina un antinfiammatorio, raccomandandogli di farsi vedere da qualcuno se la situazione cambia.

Il giorno dopo, il filo rosso che segue la vena principale (con diramazioni incluse) del braccio arriva fino all’ascella: forse è ora di interpellare la guardia medica, che dopo aver esclamato “NON HO MAI VISTO UNA COSA DEL GENERE IN VITA MIA“, gli lancia addosso delle scatole di antibiotici random ad alto spettro e – anche lei – ci raccomanda di andare in ospedale nel caso ci sembri che la situazione peggiori. Una particolarità di questa linea rossa era che, premendoci sopra, il rossore scompariva, per ritornare identico a prima dopo qualche secondo. L’aspetto più esilarante di tutta questa situazione è che Daniele stava bene, non aveva gonfiori né dolore, ma era molto arrabbiato perché con le medicine non poteva nemmeno bere una birretta!

Per fortuna dopo un paio di giorni, il rossore, com’era arrivato, cominciò a sparire a ritroso: prima fino al gomito, poi di nuovo al polso, finché tutto si risolse in un altro paio di giorni. Non abbiamo mai scoperto che cosa possa essere stato, ma di sicuro avevamo appena gettato le basi del nostro primo campeggio sfigato.

Terzo incidentino: il “Terzo Braccio”

Nel frattempo ci eravamo spostati sulla costa ovest della Sardegna, e pascolavamo dalle parti di Oristano. Non ricordo più su che spiaggia stessimo trascorrendo il nostro pigro pomeriggio: ricordo solo che, mentre sonnecchiavo sdraiata sotto una mini-grottina, mi sveglio urlando per un dolore indicibile al braccio sinistro! Corro in acqua a sciacquarmi, ma il dolore non si placa: in meno di 5 minuti, la circonferenza del mio braccio sinistro è esattamente il doppio di quella del braccio destro! Più il tempo passa, più il dolore si trasforma pian piano in prurito. Vicino all’incavo del gomito si vedono distintamente due punture, il che mi fa pensare immediatamente ad un grosso ragno, ma in realtà, raccogliendo la nostra roba per andare via, mi accorgo che c’è una vespa (o un’ape? non ricordo più) vicino al mio asciugamano.

Non sono molto preoccupata per eventuali shock anafilattici da allergia (avrei dovuto già essere morta a quel punto!), respiravo bene e non mi sentivo stordita, ma il gonfiore, il prurito e il dolore erano veramente importanti, così andai in farmacia, dove il farmacista neanche ci provò a vendermi qualcosa, e mi spedì diretto all’ASL di Bosa Marina.

Mi diedero una pomata cortisonica, raccomandandomi di andare in ospedale in caso di giramenti di testa o di qualsiasi tipo di cambiamento che non prevedesse lo sgonfiarsi del mio secondo braccio. Tutto sommato, non mi andò nemmeno troppo male: dopo 4 o 5 giorni ero come nuova, ma ricordo distintamente che il prurito era talmente forte (ma non potevo grattarmi, perché il dolore era troppo forte) che avevo sempre la mano sinistra chiusa a pungo con le unghie conficcate nei palmi, e quando riuscivo ad aprirla, i segni delle unghie erano più preoccupanti del braccio stesso!

Tutto sommato, per fortuna si è trattato di incidenti più o meno blandi che non hanno avuto nessuna conseguenza, a parte quella di essere entrati a pieno diritto a far parte della mitologia della “Vacanza con gli amici” sotto la voce: CAMPEGGIO SFIGATO!

Silvia Blasi

Silvia è una consulente di Business Intelligence, vive a Roma ed ha passato tutte le estati della sua infanzia in campeggio.
Nonostante sia laureata al DAMS, adesso lavora con i computer, ma il suo tempo libero è suddiviso tra libri, musica, scrittura e ovviamente viaggi.
Oltre a scrivere per HappyLittleCaravan, si occupa di un blog, ha scritto articoli di musica per una testata online, e scrive recensioni di libri sul suo profilo Anobii.
Sono sue anche (quasi) tutte le foto del sito.

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