Una straordinaria esperienza tra i Bushmen della Namibia

A Marzo 2017 ho avuto l’immensa fortuna di partecipare ad un viaggio aziendale di Team Building in Namibia, insieme a Gianluca Massalini, advisor, mentore, life coach, formatore, guida turistica e mille altre cose (tra cui fondatore di una bellissima associazione, Scintille, che opera in Namibia e di cui parlerò più diffusamente in un articolo a parte, perché merita…).

Una delle tappe del nostro viaggio è stato l’incontro con i Bushmen, che in italiano forse conosciamo meglio come Boscimani, della comunità di Grashoek, nel Bushmenland.

Cacciatore Bushman

Essendo questo un racconto di viaggio, estremamente personale, non voglio tediarvi con la lunga, travagliata e disastrosa storia della popolazione Bushmen, perseguitata e sfruttata per secoli, sia dai bianchi che dalle popolazioni bantu: per un’infarinatura generale, ci possiamo rivolgere alla sempreverde Wikipedia!

Vi basti sapere che i Bushmen sono una delle popolazioni più antiche, anche a livello di DNA, e che sono stati per millenni una popolazione nomade dedita principalmente alla caccia e alla raccolta.

L’associazione Bush Culture Experience promuove una serie di attività nel Bushmenland, con il triplice intento di far conoscere la cultura dei Bushmen, creare consapevolezza intorno a questo antichissimo popolo e al loro destino, e allo stesso tempo permettere a loro stessi di non dimenticare e non perdere le loro conoscenze e tradizioni.

I Bushmen ormai hanno dovuto abbandonare la loro vita nomade. Non hanno più possibilità di andare liberamente a caccia, né di spostarsi seguendo gli animali. Sono ormai “costretti” ad abitare in baracche di lamiera nel Bushmenland, e molte delle loro conoscenze tenderebbero a scomparire, se progetti come Bush Culture Experience non lavorassero per tenerle in vita.

Quindi, come funziona questo Living Museum? Vi racconto la mia esperienza.

bushmen woman and children

Per arrivare alla “reception” (un grandissimo albero), la prima avventura per me è stata la guida con il 4X4 sulla sabbia! Terrorizzante per i primi 5 minuti, diventa subito molto divertente quando si impara a… non tenere il volante!

Arrivati sotto al grande albero, veniamo accolti da un gruppo di Bushmen. Ora, potrei fare bella figura e non menzionare le mie emozioni, quello che ho sentito e provato nel nostro primo incontro, ma questo è un racconto di viaggio, e le emozioni e le sensazioni sono la parte fondamentale di un’esperienza simile. Quindi, con tanta vergogna, vi confesso che l’impatto con questi uomini piccolini, magrissimi e mal vestiti per me è stato abbastanza shockante. Bambini a piedi nudi o con scarpe rotte, vestiti strappati e sporchi e tanta timidezza non ci hanno impedito comunque di sorridere e cominciare a comunicare in giro, ci siamo presentati con la guida e con alcuni amici di Gianluca, che ha preso tutti gli accordi del caso: abbiamo assistito all’inizio di una partita di calcio (sulla sabbia, facile facile) e siamo andati a trovare la moglie di Gao, uno dei cacciatori e medicine man, nonché grande amico di Gianluca, che è rimasta semiparalizzata da un ictus dopo l’ultimo parto di circa 3 anni fa, e a cui Gianluca porterà a breve una nuova sedia a rotelle (a vivere sulla sabbia, stranamente si distruggono in fretta…).

water from root

Presi gli accordi per le attività del pomeriggio e del giorno dopo, ormai è ora di pranzo, e cominciamo ad allestire il campo base (i nostri 2 fuoristrada con 2 tende sul tettuccio) in una delle “piazzole” del campeggio. Per “campeggio” qui intendo… nulla, solo uno spiazzo senza erba e una pietra su cui accendere il fuoco.

Nel pomeriggio, cominciamo le attività in programma: finalmente avremo un piccolo assaggio di vita Bushmen! Iniziamo assistendo ai canti e ai giochi delle donne bushmen, a cui io e la mia collega veniamo invitate: e noi ovviamente ci fiondiamo a ballare e a giocare con loro. Inutile dire che non c’è niente di meglio che condividere un gioco o un ballo per sentirsi parte di qualcosa: sappiamo che per loro è un lavoro, e che noi paghiamo per queste attività, ma quando ci si trova a ridere e ballare insieme, è difficile pensare in qualche modo di non essere state accettate per davvero, anche solo per quei pochi minuti.

Il pomeriggio continua poi con l’accensione del fuoco con i bastoncini e con una performance che ci mostra come funziona la Trance Dance, con la quale il medicine man, attraverso l’energia, può curare le malattie, sia fisiche che spirituali. E qui si è scatenata l’etnomusicologa che late in me dagli anni dell’università… Il canto delle donne, in semicerchio intorno al fuoco, diventa di una potenza incredibile proprio nel punto in cui il medicine man entra in trance, toccando il fuoco e poi la propria testa. C’è una gerarchia che mi è sembrata abbastanza standardizzata nella distribuzione della polifonia delle voce: il falsetto è riservato alle ragazze giovani, mentre il controcanto di tonalità basso appartiene alle anziane. Il battito delle mani, molto pressante, è uguale per tutte, tranne che per la donna più anziana che decide quando battere le mani controtempo, producendo un effetto straniante nel ritmo che contribuisce sostanzialmente (secondo me) alla trance del medicine man.

bushmen lady

Tutte queste attività vengono portate avanti dai bushmen con i loro vestiti tradizionali, gonnellini e vestiti in pelli conciate, borse, ninnoli, archi e faretre; il giorno dopo abbiamo visto come nascono alcuni di questi oggetti. Oltre che cacciatori, i bushmen sono degli eccellenti raccoglitori, oltre che lettori di tracce. Sono talmente tanto abili nel leggere qualsiasi tipo di traccia che sono in grado di riconoscere una persona con un mal di schiena semplicemente guardandone le impronte! Riescono a seguire le tracce degli animali, che uccidono con piccole frecce avvelenate, anche per giorni, finché non muoiono (una giraffa, con una sola freccia avvelenata, può resistere anche 3 giorni prima di morire: 3 giorni in cui continuerà a correre e camminare nel Bush!).

Non riuscirei mai a raccontarvi in un unico articolo tutto ciò che ho visto in 2 soli giorni insieme ai bushmen, né tutte le bellissime storie che Gianluca e Gao hanno condiviso con noi, né riuscirei a parlarvi della loro bellissima lingua che utilizza un’ampissima gamma di suoni che noi non riusciamo a riprodurre (click e schiocchi di lingua, meravigliosa da ascoltare).

Quello che mi è rimasto alla fine di questa esperienza è la sensazione di aver conosciuto un gruppo di persone con dei superpoteri di cui non sono pienamente consapevoli; persone timide, simpaticissime, teatrali nei racconti, scanzonati e ironici, coraggiosi ed estremamente altruisti, ma soprattutto molto più aperti verso il diverso (cioè noi) di quanto non lo fossi io al nostro primo incontro.

Tutto sommato, tra differenze ed uguaglianze, le differenze mi hanno colpita tanto per QUANTO sono diversi gli stili di vita (e i loro superpoteri), ma alla fin fine ci piace divertirci, siamo uniti alle nostre famiglie, siamo gentili e cordiali, ci piace mangiare, ci piace bere… non siamo mica poi così tanto diversi, eh?

Vedi altre foto della Namibia sull’account Flikr di HappyLittleCaravan!

Silvia Blasi

Silvia è una consulente di Business Intelligence, vive a Roma ed ha passato tutte le estati della sua infanzia in campeggio. Nonostante sia laureata al DAMS, adesso lavora con i computer, ma il suo tempo libero è suddiviso tra libri, musica, scrittura e ovviamente viaggi. Oltre a scrivere per HappyLittleCaravan, si occupa di un blog, ha scritto articoli di musica per una testata online, e scrive recensioni di libri sul suo profilo Anobii. Sono sue anche (quasi) tutte le foto del sito.

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  1. 19 Maggio 2017

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